CARISSIME E AMATISSIME SORELLE, CARISSIMI FRATELLI,

a nome della GMFI sono felice di darvi il benvenuto a Firenze e Vi ringrazio di cuore per essere venuti  qui da tutte le parti d’Italia, d’Europa e del Mondo per festeggiare tutti insieme la nostra Gran Loggia, la nostra annuale ricorrenza che ogni volta ci permette di celebrare l’amore fraterno, l’unione nelle sue diversità, la comunione spirituale, la condivisione di un percorso che abbiamo volontariamente scelto e ci permette di distinguere attraverso i nostri lavori e grazie al confronto,  il reale dall’apparente, lo spirito dalla materia e che ci offre altresì la possibilità di oltrepassare i limiti della nostra individualità e di donarci al prossimo in un clima di assoluta armonia. Grazie davvero di cuore a tutti Voi che ci onorate della Vostra presenza e che ci sostenete in questi anni difficili.

Libertà Uguaglianza Fratellanza.

Tre monomeri indissolubili che forgiano il DNA di noi Massoni

Già Seneca ci ricordava che la “Natura ci produsse fratelli, generandoci dagli stessi elementi e destinati agli stessi fini. Essa pose in noi un sentimento di reciproco amore con cui ci ha fatto socievoli” .

E’, infatti, nel Sacro Trinomio che si fondano le radici della dottrina esoterica, nel trinomio che ha la incomparabile capacità di ridurre il trino in unità, uno specchio in cui , seppur con riflessi diversi, si diffonde e si rivela l’intero essere nel divenire del Cosmo.

Ma oggi questo trinomio rappresenta ancora uno dei pilastri della Libera Muratoria? Appena varchiamo la porta del Tempio ci chiamiamo  reciprocamente Fratelli e Sorelle… Perche?

Parliamo di un trinomio che è componente del nostro umano e massonico relazionarsi ma che ai nostri tempi appare archiviato in un passato irripetibile, lontano, svilito da una informazione mediatica che mira al soffocamento delle idee ed al loro appiattimento e che poggia più sul disvalore che sui valori. Predomina una realtà che mostra crepe di separatezze, di incompatibilità irrecuperabili, di intolleranza, di disagi , ansie e frustrazioni, una realtà che respinge e crea isolamento spirituale.

La patologia ricorrente dell’uomo moderno è quella di non avere più il coraggio di osare di pensare al bello in quanto giusto, logico e coerente, non ha più l’ardire di puntare in alto e non ricorda più quanto sia splendido creare nuovi programmi e sviluppare nuove idee  e viverli intensamente anche se scomodi  e fuori tendenza.

Ed è a questo punto che i nostri monomeri entrano in azione attraverso il DIALOGO (Dia-logos), come percorso del pensiero e della parola che si svolge nello spazio relazionale, in tutte le sue espressioni, che offre un mezzo di confronto incomparabile di idee, crea uno spazio all’incontro di sentimenti contrapposti , offre espressione di  comparazione tra i vari orientamenti culturali ed interculturali, rispetta le espressioni verbali ma anche i silenzi meditati , un dialogo capace di mettere in moto energie nuove nelle giuste direzioni.

Nel dialogare si celebra il “tutto”, si accoglie la diversità e la libertà dello spirito di fraternità, che esalta il diverso e il  singolo, si punta alla relazione dialogica dover ognuno porta in dono il proprio patrimonio di capacità e abilità senza pregiudizi.

Non si parla di solidarietà o amicizia ma di una fraternità che le accoglie, aggiungendo, come irrinunciabile, il valore dell’attenzione alle diversità che entrano in un dialogo libero, non omologato, non giudicato, il tutto in una relazione circolare, nella quale sale dal profondo di ognuno la libertà di esprimere la profana confusione nell’ intento di creare costantemente qualcosa di nuovo per conoscersi e migliorarsi.

Entrare nella “famiglia Massonica” significa diventare  Fratelli e Sorelle e ciò  implica un legame inscindibile che si determina con la ri- nascita (gabinetto di riflessione) e dura tutta la vita nella condivisione e nella consapevolezza dell’esistenza dell’altro. Anche dopo la morte.

Nel dialogo fraterno e con il prossimo,  l’uomo e la donna interpretano  se stessi e comunicano responsabilmente  la loro visione della vita, a cuore aperto in uno spazio, inizialmente il Tempio ma poi il mondo, dove il tempo non ha il profano valore e dove conta soltanto l’Essere ed il Divenire.

Certo la volontà di dialogare non è sufficiente: occorre “mettersi in grado di ASCOLTARE”, ovvero di codificare, decifrare il pensiero e la volontà di colui che si sta ascoltando, non solo registrando un flatus vocis ma comprendendo l’intentio di chi ha emesso un suono.

Non è sempre facile essere Fratelli perché la relazione è ovviamente trasversale  alla diverse fasi della vita, quelle cioè in cui ci si cambia e ci si trasforma. Ma la sperimentazione di tale legame profondo di reciprocità   non è facilmente replicabile in altri contesti, perché l’essere Fratelli e Sorelle è la rappresentazione dell’Eterno e sussiste oltre il Tempo e lo Spazio, il tutto come se fossimo intessuti di una parentela a tutto tondo, circolare, cosmica.

Condizione questa necessaria per superare la sindrome del “figlio unico” e della solitudine e per imparare a coltivare l’Amore, cioè quell’insieme di virtù che non si improvvisano ma si realizzano con costante volontà ed esercizio. Da soli tutto ciò non avrebbe un senso: come fratelli e sorelle si realizza invece l’eggregore .

Vi ricordo che l’Inno d’Italia inizia con “Fratelli d’Italia….” e San Francesco chiamava fratello e sorella ogni cosa “fratello sole , sorella luna…”, cosi come Mazzini sosteneva che la fratellanza fosse la base di ogni società e la condizione di ogni progresso..

Quante volte cari Fratelli e Sorelle, seppur desiderosi di dialogo, utilizziamo toni arroganti, decisionisti che tendono a imporre il proprio pensiero noncuranti di quello altrui?

Dobbiamo sforzarci di ricordare quanto siano importanti i gesti, l’inflessione della voce ed il valore di  un sorriso, espressioni di tolleranza che uniscono ed elevano ad una armonia di spirito per il miglior conseguimento di ciò che è Giusto,  Vero e Perfetto.

Il dialogo inoltre richiede una “Kenosis”, uno svuotamento, che ci permette primariamente di ascoltare noi stessi per poi metterci in sintonia di ascolto dell’altro al fine di creare una agorà spirituale tra due persone che serenamente si parlano e si ascoltano , che scelgono l’essere e non l’apparire, che scelgono l’amore e non l’odio, che si umanizzano nell’incontro dell’IO con il TU per formare un NOI.

Nel Gaudium et Spes (Sir 15,14) leggiamo:”Dio ha voluto lasciare l’uomo in  balia del suo volere perché cercasse spontaneamente il suo creatore ed aderendo a lui pervenisse liberamente alla piena e beata perfezione .Perciò la dignità dell’uomo richiede che egli agisca secondo una scelta consapevole e libera , cioè mosso ed indotto personalmente dal di dentro e non per un cieco impulso interno o per mera coazione esterna”.

Noi Fratelli e Sorelle Massoni, che viviamo in uno spazio atemporale,   abbiamo, tra i tanti, il dovere di non dimenticare mai che cosa realmente rappresenti e  significhi il trinomio e verificare se nel prossimo l’anelito di Libertà Uguaglianza e Fratellanza si sia affievolito o addirittura scomparso con il passare del tempo, perché il nostro compito è trovare delle risposte alla omologazione sociale ed interattiva.

Noi Liberi mutatori abbiamo un progetto universale da proporre al mondo , scritto con tenacia e ottimismo,  disegnato con l’armonia dei Valori e che presuppone uno sguardo dell’altro e per l’altro, un progetto che ci è stato lasciato in eredità dai nostri FF e SS che oggi non ci sono  più e nel quale noi ci riconosciamo come interpreti ed interpretati, in una storia continua di  ricerca della Luce, della Forza , della Sapienza e della Saggezza :  lo scrittore Jean Paul Sartre era solito dire:” l’Uomo è assolutamente libero, egli non è niente altro che ciò che fa della sua vita, egli è un progetto”.

Vorrei concludere la mai allocuzione riportando una pagina di un opuscolo “il Mondo che vorrei…” di Alberto Meschiari, ricercatore di filosofia morale: “…Gli uomini  spalancheranno le porte della loro mente, divelleranno perfino i cardini dell’ottusità, del conformismo, del pregiudizio, avendo compreso che ognuno ha bisogno degli altri per portar  a compimento la propria umanità. Nel mondo che vorrei nessuno sarebbe più esposto alle ferite dell’indifferenza  e dell’incomprensione, alle offese alla propria dignità. Nessun essere umano sarebbe trattato come una cosa da possedere e asservire, ma a ciascuno sarebbe riconosciuta la spiritualità che ci accomuna. Nessuno sarebbe escluso dall’esperienza dell’amore: dell’amare come dell’essere amato. E a chiunque sarebbe concesso, prima di andarsene, di affidare  a chi resta un bel ricordo di sé. Perché ciascuno si chiederebbe crescendo: quando me ne andrò, lascerò il mondo almeno un poco migliore di come l’ho trovato? E se la vita dovesse apparirgli avara di bellezza , allora si farebbe in quattro per moltiplicarla anche per gli altri. Nel mondo che vorrei a nessuno mancherebbe un futuro e un’occasione di riscatto. E nessuno sarebbe più solo, perché nessun uomo può essere felice da solo…..Certo la realtà non è come io l’ho sognata e tuttavia nulla mi ha impedito di ispirare la mia condotta a quel sogno e di orientare su di esso l’intera mia esistenza”.

Io Sorella Massone posso dire di aver orientato  la mia esistenza al “Bene ed al progresso dell’umanità”.

In un mondo che riconosce solo il valore del denaro e dove domina l’odio e la guerra non esitiamo a proporre il nostro “progetto di Famiglia” affinchè i nostri figli in esso ci  si possano riconoscere  e non smettano mai di sognare e di viver l’uno acconto all’altro consci della bellezza del ritrovarsi, semplicemente fieri della loro appartenenza.

Monica Dotti
G:. M:. della GLMFI