Al XXVII Convegno  Annuale dell’UMM (Slovenia – 7, 8, 9 aprile 2017)  la Gran Maestra della GLMFI è intervenuta con una relazione sul tema : “La Massoneria Femminile e la questione dell’uguaglianza delle donne nel  Mediterraneo. Un punto di vista privilegiato” nell’ambito del tema generale: Freemasonry and the issue of Women Equality in the Mediterranean area”

 

Miei Cari Fratelli , Mie Care Sorelle,

Ci troviamo nuovamente insieme per esprimere le nostre opinioni su una tematica molto importante, difficile da affrontare ma Noi Liberi Muratori siamo “addestrati” ad affrontare gli ostacoli e questo ci rafforza , contribuendo a rinsaldare la nostra Unione, a perseguire i nostri ideali , sempre fieri della nostra appartenenza.

Il tema scelto quest’anno affascina e coinvolge me e la mia Obbedienza (che è solamente Femminile) in modo particolare, è un tema geo-politico al quale tutti noi dobbiamo dare delle risposte per migliorare la vita delle donne, degli uomini e dell’Umanità intera. Un obiettivo preciso che merita risposte concrete.

Negli ultimi anni stiamo assistendo ad una affermazione ed una presa di coscienza della donna araba per la difesa dei propri diritti : si parla di “Nahda” , della  rinascita della donna dopo la rivoluzione araba del 2001 , anno dal quale possiamo dire sia iniziata una riflessione da parte delle donne sulle lore condizioni per la conquista della loro indipendenza e per la difesa dei loro diritti sociali politici ed economici.

Il ruolo di dialogo della donna nel Mediterraneo ha un valore storico nel processo di integrazione. Non dobbiamo dimenticare infatti che la civiltà dei diritti non può avere una latitudine.

Il tema è particolarmente interessante per un’Obbedienza femminile, che si trova giocoforza  molto coinvolta per una questione di genere.

Oltre a ciò, le Sorelle massoni hanno maggiori difficoltà ad essere riconosciute come tali nel mondo massonico; e questo fatto aumenta la loro vicinanza al problema al femminile e la loro capacità di comprensione del problema dell’eguaglianza delle donne. Comprendiamo meglio e soprattutto soffriamo di più l’oggettiva diseguaglianza. Non si tratta di un’ottica femminista, ma direi femminile o, meglio, al femminile.

Possiamo partire da un bellissimo libro Sinfonie mediterranee del violoncellista e direttore d’orchestra Roberto Soldatini , che ha scelto di vivere ogni anno sei mesi di navigazione solitaria in Mediterraneo sulla sua barca a vela. Il libro racconta la ricerca dell’armonia e della bellezza, attraverso la storia, la cultura, la musica, il cuore della gente del mare nostrum. È un’occasione per riflettere sulla nostra vita, individuale e collettiva.

Il Mediterraneo è uno spazio che affascina, che riunisce in sé spiritualità, religioni e genti diverse; che dovrebbero sentirsi unite proprio da questa distesa di acqua. Invece, esso è oggi l’emblema delle contrapposizioni, delle guerre, delle diseguaglianze. In mezzo a queste diseguaglianze, quella delle donne è ancora più forte e penosa.

Il teologo Vito Mancuso afferma che le religioni sono sintomo di passaggio dal mito alla secolarizzazione, sono sistemiche, esempi di eguaglianza ma anche di profonda intolleranza; e l’intolleranza è aumentata con l’affermarsi del monoteismo. Se la Religione è sistema ordinato, la Spiritualità è invece caos fecondo. La Massoneria è la più alta delle Spiritualità, invece le Religioni sono foriere delle maggiori diseguaglianze.

La questione dell’uguaglianza delle donne nel  Mediterraneo è legata a strutture sociali e religiose, che non trovano e non vogliono trovare un punto di incontro. Il fatto è ancora più incomprensibile ed offensivo nel Mar Mediterraneo, che è stato ed è la Grande Madre delle vite, delle religioni,delle culture, delle lingue. Il Mediterraneo è caratterizzato dalla pluralità; quella pluralità che va rispettata anche e soprattutto per il genere. Il Mediterraneo è l’acqua, l’elemento liquido simbolo di nascita primordiale, che dovrebbe aiutare la coscienza della diversità e della molteplicità.

In effetti, sarebbe più corretto  parlare di “questioni”, al plurale, dell’uguaglianza delle donne nel  Mediterraneo; perché non per tutte le donne la situazione è la stessa; la situazione dipende dal paese, dalla struttura sociale, dal livello di istruzione, dalla posizione economica, dall’essere o non essere Sorelle Massoni. Se in Massoneria non dovrebbe esistere una “teoria di genere”,sappiamo che purtroppo essa esiste ed è a tutt’oggi irrisolta.

Esistono l’ineguaglianza collegata alle difficoltà a coniugare il compito di madre al diritto al lavoro, alla preferenza nell’ambito delle professioni ancora oggi accordata al mondo maschile, alla diffusa carenza di strutture che supportino la donna nel suo ovvio diritto ad esprimersi in ambiti diversi da quello strettamente familiare. In Italia hanno addirittura inventato le “quote rosa”, che molte donne percepiscono come offensive e calate dall’alto: siamo prima di tutto esseri umani,e non una specie animale in via di estinzione che ha bisogno di essere protetta. Ma nonostante tutto questo, le donne che si scontrano con questo tipo di problemi sono donne fortunate; vivono in un paese dove il livello di eguaglianza tra uomo e donna è dibattuto; hanno un buon livello di consapevolezza di se stesse;  il loro grado di istruzione è almeno sufficiente; perseguono la laicità dello Stato; operano ed  emergono nel mondo del lavoro; sempre più spesso ricoprono funzioni apicali nelle Istituzioni. Rimangono comunque “donne del Mediterraneo”.

L’ineguaglianza esplode nei flussi migratori che coinvolgono tutto il bacino del Mediterraneo; le donne migranti sono l’anello più debole,assieme ai bambini, della catena; esse rappresentano un problema nel problema, purtroppo spesso affrontato in modo demagogico anziché democratico. Le donne migranti hanno spesso un livello di istruzione basso; provengono da società che le mantengono assoggettate alla supremazia dell’uomo; fuggono da guerre e da povertà. Sono frequenti gli abusi sulle donne che coinvolgono la sfera sessuale, il modo più semplice per asserire una supremazia inesistente e non altrimenti giustificabile; si usano le armi della violenza perché non si possiedono gli strumenti della ragione. Ferisce che questa violenza appaia talvolta giustificata dalla religione.

Cosa può e deve fare la Massoneria?

Il primo passo è richiamare la dichiarazione universale dei diritti umani, alla cui stesura  non a caso hanno contribuito molti massoni; in essa si parla di diritti civili e politici, di diritti economici, sociali e culturali; e oggi è disponibile nelle lingue ufficiali delle Nazioni Unite, cioè cinese, francese, inglese, russo e spagnolo. L’alibi della non conoscenza della dichiarazione è spazzato via.

La Massoneria speculativa deve rendere operativi i propri principi, farli conoscere, perché li abbiamo già fatti nostri nell’ interminabile lavoro per levigare la pietra grezza: Libertà, Uguaglianza, Fratellanza, Amore, Tolleranza verso le idee altrui, Rispetto dell’altro da sé, Dialogo.

Le Sorelle e i Fratelli non devono usano l’espressione diffusa “educazione alla diversità”, perché l’uso del singolare “diversità” forma un’espressione che implica un punto di vista dominante; in questa espressione trapela il presupposto di un punto di vista dall’alto; si ritiene che il proprio modello di pensiero sia quello giusto. Se c’è una “diversità” c’è anche una “normalità”. Le Sorelle e i Fratelli devono preferire l’espressione al plurale “educazione alle diversità”, perché il plurale sottintende l’uguaglianza e la pari dignità di tutte queste diversità. Anch’io sono “diversa” per l’altra e per l’altro. Ogni elemento di questa pluralità deve entrare in dialogo con gli altri elementi; essere in relazione con le altre componenti. In questo modo, camminando su questa via, metteremo in pratica la vera Tolleranza massonica, principio molto più alto di pazienza, sopportazione, beneficenza o similari.