Il significato del nome
Maat è una antica Dea egizia, che pesa le anime dei morti dopo la loro dipartita: di fronte a una bilancia ha da una parte il cuore del defunto e sull’altro piatto una piuma. Se il cuore del defunto è “leggero” come una piuma, potrà vedere la luce di Ra.
Maat però significa anche “La Via”, “il giusto ordine nella natura e nella società, così come venne instaurato all’atto della creazione, quello che è giusto,quello che è corretto, legge, ordine, giustizia e fiducia” – non soltanto nella società, ma nell’insieme del cosmo. Anche se Maat nacque con la creazione, tuttavia doveva essere rinnovata e protetta.
Ne deriva che Maat non è soltanto l’ordine giusto, ma anche l’oggetto dell’attività umana. Maat è sia il compito che l’uomo si dà, sia, in quanto rettitudine, la promessa e ricompensa che lo attende eseguendolo.
La visione dominante è quella di una società umana in armonia con il cielo.
Questa armonia è Shalom, pace. Ma in realtà, questo termine ha un senso ampio che sta per armonia tra Cielo e Terra, ordine cosmico o “retto funzionamento di tutta la natura, così come Dio l’ha creata”. Quindi non giustizia puramente sanzionatoria ma equilibrio che rinnova continuamente l’ordine cosmico, una sorta di eco-giustizia, in armonia con le leggi universali. La Tradizione, basata sull’equilibrio costruttivo degli antichi Maestri Muratori, rispecchia perfettamente la visione di Maat.
Armonia, levità, rispetto delle persone e della natura, operosità, serenità: ecco l’essenza di Maat.
La nostra storia
Le colonne di MAAT sono state innalzate il 12 dicembre 2009.
E ogni anno, in occasione del nostro anniversario, festeggiamo con eventi di vario genere, generalmente con conferenze aperte al pubblico per far conoscere i valori e lo scopo della nostra Obbedienza.
I nostri obiettivi
Nel scegliere il nome Maat ci siamo poste un compito preciso: lavorare incessantemente al nostro miglioramento tramite l’Armonia e la Pace in noi stesse e verso gli altri, condividere con grazia e levità il nosto percorso comune, portare all’esterno i frutti di questo lavoro, cercando di portare rispetto, equilibrio e consapevolezza per gli altri e per la Natura.
Per noi la Tradizione è costruzione, operosità, gioia e vita.
Contatti: maat@granloggiafemminile.it
Estratto del servizio pubblicato nella sezione “Dossier” del quotidiano online Torino
Today in data 3 Luglio 2026 a firma di Laura Dominici
“Libere e autonome”: chi sono e cosa fanno le donne della massoneria torinese
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Una via piemontese all’autodeterminazione
(…) Le colonne della Loggia Maat di Torino sono state innalzate il 12 dicembre 2009 nell’ambito della Glmfi-Gran Loggia Massonica Femminile d’Italia in una città che, per storia e vocazione, ha sempre mostrato una forte inclinazione verso l’emancipazione sociale e civile delle donne. Ogni anno, l’anniversario della fondazione diventa l’occasione per organizzare conferenze e incontri aperti al pubblico, con l’obiettivo di far conoscere i valori e gli scopi dell’Obbedienza, dimostrando che la riflessione filosofica può tradursi in un impegno concreto per la comunità. Le logge si riuniscono due volte al mese tra l’equinozio d’autunno e il solstizio d’estate, rispettando un periodo di sospensione lavori (dal solstizio d’estate all’equinozio d’autunno) e per quanto riguarda il capoluogo piemontese, la loggia Maat si riunisce in un tempio situato in semi-periferia a Torino.
Le modalità di ingresso
Per le donne interessate ad avvicinarsi a questa realtà, il primo passo consiste nel contattare l’istituzione tramite il portale ufficiale dell’ordine. Segue un percorso di valutazione molto accurato, pensato per verificare la sincerità e la compatibilità della candidata con la vita di loggia. Dal punto di vista pratico, l’adesione comporta una quota annuale, necessaria al mantenimento delle attività. Questo percorso locale si inserisce nella più ampia cornice della Gran Loggia Femminile d’Italia (Glmfi), un ordine iniziatico tradizionale nato nel 1974. Come spiega con fermezza la Gran Maestra della Glmfi Ambra Galla: “La nostra è una storia di caparbio lavoro e grande perseveranza che ha origini nel 1974, una storia di volontà di emancipazione e di ricerca di un contesto libero in cui evolvere verso maggiori consapevolezze conquistando spazi di autodeterminazione”. Oggi la Glmfi rappresenta l’unica istituzione massonica italiana esclusivamente femminile a essere regolarmente registrata e costituita in osservanza delle leggi dello Stato, governata da un consiglio federale con al vertice la Gran Maestra, e forte di relazioni consolidate con le maggiori Obbedienze europee ed extraeuropee.
L’identikit della ricercatrice moderna
(…) L’espressione tradizionale definisce la candidata come una donna “libera e di buoni costumi”.
(…) Si tratta, spiega Ambra Galla, di “una donna libera mentalmente da condizionamenti, autonoma economicamente, capace di ascoltare e dialogare con chi ha idee differenti, con predisposizione a mettersi in discussione. Una donna che sente dentro di sé il desiderio di conoscere e sviluppare la
propria interiorità e spiritualità”. È la scelta di un percorso di genere, volto a valorizzare la propria specificità anche in ambito esoterico, lontano dalle distorsioni che spesso accompagnano la percezione esterna della massoneria. La Gran Maestra non nasconde che, talvolta, le richieste di contatto siano mosse da motivazioni distanti dai reali scopi dell’ordine, come il lobbismo, lo spiritismo o una semplice curiosità morbosa. Di fronte a queste situazioni, l’atteggiamento della loggia è improntato alla massima chiarezza: “Siamo molto attente a ben specificare cosa non siamo”, chiarisce Galla, fugando ogni dubbio sulla natura esclusivamente filosofica e interiore dell’istituzione.
Il viaggio maieutico dall’ascolto alla maestria
(…) Il cammino di base dei tre gradi azzurri (Apprendista, Compagna, Maestra) può essere ulteriormente approfondito attraverso i gradi successivi del Rito Scozzese Antico ed Accettato, fino al trentatreesimo grado, in totale libertà di scelta. Tale percorso è gestito dal Scfi-Supremo Consiglio Femminile d’Italia, legato e collegato alla Glmfi. Le due istituzioni hanno tuttavia carattere indipendente. “Il percorso dei gradi superiori dal 4° al 33° è un percorso di approfondimento e perfezionamento che la massone sceglie di percorrere, senza alcun vincolo con i tre gradi della massoneria azzurra, prerogativa della nostra Obbedienza – sottolinea la Gran Maestra -. Nelle logge il lavoro si concentra sullo studio del simbolismo come linguaggio universale, affrontando tematiche di carattere sociale, storico, filosofico, antropologico e metafisico, confermando che la massoneria non impone una specifica ideologia, ma offre un metodo per far convivere armoniosamente pensieri e visioni differenti”.
Dalle colonne del tempio alle sfide del futuro
L’attività delle libere muratrici non si esaurisce nella speculazione filosofica tra le mura del tempio, ma si proietta verso l’esterno, affrontando le problematiche concrete del nostro tempo. Attraverso la partecipazione a tavoli di discussione collegati alle istituzioni europee, la Glmfi si impegna attivamente per la difesa dei diritti delle donne e dei fanciulli, vigilando affinché le conquiste sociali ottenute in passato non vengano erose o ignorate nella quotidianità, con un’attenzione costante al tema della parità salariale e non solo. (…)
Il paradosso del riconoscimento mancato
“Con rammarico occorre constatare che la massoneria maschile non riconosce l’iniziazione femminile”, dichiara Galla (…)
Sebbene a livello locale, e in particolare a Torino, vi siano singoli fratelli che collaborano o mostrano vicinanza alle sorelle, si tratta pur sempre di iniziative individuali e non istituzionali, prive di un riconoscimento di reciprocità tra le Obbedienze. Galla sottolinea come questa chiusura sia un’occasione mancata, soprattutto se confrontata con il resto d’Europa, dove le collaborazioni sono trasversali e la massoneria riesce a interloquire con le istituzioni pubbliche parlando con una sola voce, pur rispettando le specificità di ciascun ordine. (…)