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Allocuzione della Gran Maestra (21 ottobre 2017)

Carissime e amatissime Sorelle

Carissimi Fratelli

A tutti voi va il mio affettuoso saluto ed un sentito grazie per essere convenuti qui oggi in gran numero alla festa di Gran Loggia della Gran Loggia Massonica Femminile d’Italia, appuntamento particolarmente sentito da tutte noi, um momento sempre più importante per la vita di ogni Obbedienza .

È un appuntamento nel quale le sorelle provenienti da tutta Italia , dall’Europa e dal mondo si ritrovano e che volutamente non disertano, perché la gran loggia è un attimo di riflessione corale che ci rafforza, ci unisce, e che consente di allineare gli intenti della grande famiglia massonica.

Questa è una Gran Loggia particolare perché in quest’ultimo anno soprattutto si sono susseguiti eventi umani drammatici che ci hanno scosso , oltre ad eventi più italiani che hanno colpito profondamente la nostra Istituzione.

È anche però una Gran Loggia unica, perché quest’anno si celebrano i festeggiamenti per i 300 anni di vita della Libera Muratoria Universale, 300 anni di duro lavoro di uomini e donne che con spirito di abnegazione e di sacrificio hanno creduto e hanno lottato (e lottano) per la difesa dei diritti dell’uomo, nel rispetto dei principi di Libertà, Uguaglianza e Fratellanza. 300 anni in cui i Fratelli e le Sorelle hanno pagato anche a caro prezzo il loro impegno, screditati dall’ignoranza e dalla mediocrità di chi ha temuto (e ancor oggi teme) ciò che non conosce per paura di dover ammettere che, laddove esiste una democrazia sana, vive la massoneria. Cari FF:. e SS:., non si diventa massoni a caso, non si diventa massoni né per nascita né per titoli ereditari né per investitura . Un massone diventa tale perché è un uomo (e donna) libero e di buoni costumi, perché è nelle tenebre e cerca la luce, dapprima dentro di sé e, una volta illuminato, la dona al prossimo con amore fraterno ed incondizionato.

Perché è questo che noi facciamo ogni giorno per rendere il nostro Paese fiero del suo popolo: cerchiamo incessantemente di migliorarci, partiamo dalle pieghe più nascoste del nostro io, scaviamo strato dopo strato fino a raggiungere il nostro cuore e poi ancora …ancora, fino all’anima…. All’io nascosto, all’ incondiviso, all’inconfessabile.

Einstein diceva che “ il vero valore di un uomo si determina esaminando in quale misura e in che senso è giunto a liberarsi del proprio io”. Anche Gesù invitava chi volesse seguirlo a “rinnegare se stesso”.

Il valore di un essere umano, pertanto, non si misura da chi è, da cosa fa nella vita o da cosa possiede, né da ciò che sa, bensì dipende dalla misura in cui egli è giunto a trascendere se stesso per servire qualcosa di più grande. Che non vuol dire non occuparsi di noi stessi: vuol dire uscire da sé, abbracciare, creare relazioni, progetti e speranze affinché la società fiorisca e prosperi .

Perfezionando noi stessi, nella ricerca di una visione che va oltre il nostro io ed il nostro ego , alimenteremo al contempo la vita altrui, perché tutto in natura è interconnesso in un legame universale. Già Marco Aurelio nei suoi “pensieri “ aveva espresso questo concetto di unità. “ … Tutte le cose sono collegate e sacra è la loro connessione: nessuna è estranea all’uomo, tutte sono coordinate e insieme concorrono a formare l’ordine stesso dell’universo”. Ed è proprio questa interconnessione universale, questo anelito che ci sprona a costruire un mondo in cui uomo, natura, cosmo e divino si fondono in una unica luce, a contribuire a realizzare uomini e donne sapienti, perché consci, che dominano la solitudine e sanno restare in piedi da soli.

Ed è proprio questa visione e sentimento di interconnessione che spaventa il profano, il quale ignora cosa abbia rappresentato nei secoli la Libera Muratoria. La nostra è una metamorfosi che parte da lontano, dal Gabinetto di Riflessione ove, vergando un testamento, rinasciamo spiritualmente per elevarci ad un grado di conoscenza e coscienza superiore del proprio io. Ci eleviamo sopra quei pregiudizi in cui l’uomo comune è imbrigliato e che lo appesantiscono   impedendogli di liberarsi e di dissipare le tenebre che gli offuscano la mente. La Massoneria nel corso dei secoli ha fatto e continua a fare proprio questo: affonda le mani storicamente nell’animo dell’uomo, accoglie il suo dolore, i suoi tormenti e delle sue passioni, le rielabora alla luce della ragione e dei valori fondamentali in cui crede, per restituire un uomo (e una donna) più saggio e non per questo più intelligente, un uomo senza prigioni mentali, non indottrinato né infarcito di dogmi preconfezionati che impediscono alla mente di volare. La Massoneria non crea “yesmen”, ma forgia uomini e donne iniziati che credono nei valori della tradizione, della famiglia, della patria, della libertà, della tolleranza, della carità e dell’amore. Si teme la Massoneria perché non si ha la cultura né la voglia di comprenderla, perché un Ordine Iniziatico di “soldati dello spirito”, fedeli, retti, che marciano uniti in armonia nel rispetto reciproco, animati dalla difesa del prossimo, che usa come armi dei simboli per lottare contro l”ipocrisia e l’ignoranza, incute timore e per questo ci si rifugia dietro vili maldicenze.

Eravamo e siamo un esercito formato da “seguaci della verità” sotto il vessillo dell’Amore e della Fratellanza .

Possibile che la storia non ci abbia insegnato nulla? Le conquiste e le lotte per i nostri diritti e per i nostri ideali, le battaglie dei nostri patrioti, il sangue che é stato versato, sono diventate solo pallide visioni del ricordo? Siamo davvero una generazione priva di ideali, di progetti, di prospettive, senza legami presenti e senza un passato? Possiamo lasciare che le culture e la storia si appiattiscano e vengano relegate all’oblio ? La risposta per noi Massoni è una sola: veglieremo affinché ciò non accada mai.

Mi viene in mente una frase di Seneca: “tu sai cosa sia la linea retta: a che cosa tutto ciò ti serve se tu ignori che cosa sia di retto nella vita?” Da qui dovrebbe partire la nostra riflessione affinché i giovani sin dai banchi di scuola comprendano cosa ci sia “di retto nella vita”, che credano di nuovo in loro stessi e nelle loro capacità e non abbandonino, invece, la loro Patria sebbene sia una Patria che non ha saputo riconoscere in loro il seme del futuro, che non ha saputo insegnare la cultura dell’unione e della   appartenenza, la cultura del sentimento universale, che ha perduto il contatto con la natura (l’anima mundi), che ha tolto la possibilità di sognare e di esprimere le segrete speranze.

Io, in Massoneria, posso invece sognare: e i miei sogni partono da lontano, dal mio concepimento. Dove tempo ed eternità si fondono, dove la natura e il cosmo si toccano, dove il divino e l’umano sono un tutt’uno e suonano la musica dell’universo.

Io, al sogno e all’amore universale, credo, e in Massoneria lo realizzo partendo da ciò che sono, giorno dopo giorno, con l’orgoglio dell’appartenenza e con la consapevolezza di vivere da donna libera.

Non lasciamo che ci portino via i nostri sogni.

Voglio chiudere la mia allocuzione con una poesia scritta da una mia sorella :

Pervasi da protagonismo

Avanziamo nel mondo

Varcando l’infinito.

Come lacrime sul viso

L’anima discende

Graffiando il fondo

Con parole proibite.

Dolore umano

Profumo di Dio

L’eterno silenzio

Mentre si muore.

Alchimia,

L’universo chiama la vita,

Il vento tra gli alberi

Dona alla terra semi profani.

Respiriamo ciò che siamo,

Acqua e luce.